Un bel giorno per sognare: intervista a Davide Zoppi di Ca du Ferrà

Sabato sono andata a Bonassola a visitare l’azienda vitivinicola Ca du Ferrà. Ad attendermi Davide Zoppi, trentunenne con una laurea in Diritto Internazionale alla Cattolica di Milano, che ha lasciato tutto per dedicarsi all’azienda di famiglia. Il Dott. Zoppi e’ da tempo sotto ai riflettori dei mass media per le attivita’ intraprese volte a valorizzare il territorio. Tutte le informazioni le potete trovare qui. Da sottolineare il suo progetto, insieme al CNR di Torino, per il recupero del Ruzzese, vitigno già presente nelle Cinque Terre, caro a Papa Paolo III Farnese. Davide ha reimpiantato il vitigno presente nella collezione della Regione Liguria nell’imperiese.

E’ una giornata tersa di primavera inoltrata. Uno di quei giorni che esistevano quando i ritmi dell’uomo erano scanditi da stagioni franche e puntuali: il sole e’ caldo ma i raggi sono mitigati da una piacevole brezza marina. E’ un bel giorno per sognare.

La visita inizia con una passeggiata tra i vigneti. Davide racconta la sua storia, la filosofia biologica dell’azienda per la coltivazione della vite ma anche di more e lamponi, e del suo amore per un’agricoltura che lo ripaga con sorprendenti dimensioni di impianti di Ruzzese con solo un anno di vita. E’ straordinario come gli esseri vegetali possano riconoscere il proprio ambiente e l’uomo che le ama. E’ una passeggiata lenta, che permette al visitatore di fissare ricordi, profumi e storia. Ed è un piacere ascoltare Davide che evidenzia la sua fortuna di poter fare un lavoro che gli piace e lo appaga. Ovunque lo sguardo si posa, si nota la sua visione a trecentossessanta gradi per l’ambiente che circonda viti e piante. Testimone: un allevamento di api.

 

La vista di tutto il vigneto che sorge su un altopiano naturale mozza il fiato.

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Terminata la visita andiamo in cantina e nel dehor degustiamo i suoi vini: il Bonazolae – uvaggio di Vermentino, Albarola e Bosco e il Lucciccante – vermentino in purezza – che già avevo apprezzato durante la kermesse del vino ligure Mare & Mosto, occasione in cui avevo conosciuto Davide.

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«Cosa c’è di te nei tuoi vini?»

«Nei miei vini c’è soprattutto l’eleganza. Dove per eleganza intendo un’eleganza culturale perché la cultura va di pari passo con il territorio. Sia che si tratti di cultura contadina o accademica, o che sia un concetto legato ad un ricordo. Caratteristica che ritrovo nel Luccicante, per me un vino colto. Nei miei vini c’è una grande affezione per il territorio di Bonassola ed è il motivo per cui sono tornato: cercare di coltivare terreni incolti, vitare superfici nuove»

«Immaginiamo che un asteroide sta per colpire la terra e la distruggerà. L’uomo costruisce un’arca per salvare viti e vino e un rifugio per vignaioli. Quale vitigno e quale vino salveresti?»

«Il vitigno che vorrei salvare e che sto già salvando è il Ruzzese, perché è stato qualcosa di negletto, raro ed abbandonato. Da quando ero bambino non mi sono mai piaciute le cose convenzionali ma qualcosa che altri non avessero, non necessariamente cose materiali, ma soprattutto culturali. In quanto la cultura è legata alla bellezza e il Ruzzese è una storia di bellezza e particolarità, quindi mi piacerebbe portarlo sull’arca. Per quanto riguarda il vino salverei per una tradizione famigliare, un aglianico campano perché da parte di mamma c’è una grande tradizione di viticoltura. Infatti il vino rosso che uscirà si chiamerà ‘Ngilù, in onore di mio nonno Angelo, detto Angiluzzo. Nonno produceva aglianico e falanghina»

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«Immaginiamo che tu sei sopravvissuto nel rifugio, sei l’unico ligure e hai la possibilità di parlare con gli extraterrestri della tua terra e dei liguri. Come descriveresti la Liguria e i suoi abitanti?»

«Essere ligure è uno stato mentale: siamo sempre appesi, a picco. Siamo verticali anche nel nostro relazionarci. La Liguria è una terra di grandi contrasti che non puoi non amare. Infatti chi viene in Liguria per la prima volta, generalmente ritorna perché da noi si sta bene sia a livello fisico che mentale»

«Perché E.T. dovrebbe bere il vino ligure?»

«Perché è un vino unico al mondo. E’ un vino fatto manualmente  in quanto il territorio a picco sul mare non permette alcun tipo di meccanizzazione come in altri luoghi del mondo. E perché al primo sorso il vino ligure trasmette emozioni forti: di uomini piantati sulla terra che non si sa per quale ragione sono lì e nonostante tutto tornano sempre. Spesso ti chiedi il perché di questa caparbietà ligure verso una terra difficile e piena di contrasti. E la risposta la trovi guardando il mare»

«Quale vino sceglieresti per un primo appuntamento?»

«Una bollicina italiana»

«E per confessare un’amara verità?»

«Un vino robusto, di spalla, che dia sollievo. Un aglianico , un negroamaro, un aglianico del Vulture. Un vino del sud, a cavallo tra Campania, Basilicata, Puglia»

«Qual è la domanda che nessuno ti ha fatto e che vorresti ti fosse posta?»

«Nessuno mi chiede se sono felice. Anche se la felicità è uno stato emotivo effimero,  dura pochi attimi, magari quando si raggiunge un traguardo con fatica. E’ un discorso edonistico. Credo piuttosto che si debba parlare di serenità»

«Sei sereno?»

«Si!»

«Come vedi il tuo futuro? Riesci a vederti anziano?»

«Sicuramente mi vedo qui a Bonassola a fare questo mestiere insieme a mio marito Giuseppe, che oggi si occupa del marketing del nostro agriturismo. Un lungo cammino insieme, di lavoro e d’amore»

«I vignaioli sono degli artisti. E gli artisti spesso pensano alla morte. Hai mai pensato alla morte?»

«La morte va a braccetto con la vita. E’ una domanda impegnativa. Avendo un ego smisurato sicuramente mi dispiacerà tanto morire perché non potrò continuare a lasciare qualcosa»

«Quale sarebbe l’ultimo sorso di vino?»

«Il Luccicante»

«Sarebbe l’ultimo bacio a Giuseppe?»

«Si!»

Negli occhi di Davide si riflette il luccichio di un grande cuore e del mare. E ha il sapore della libertà.

E’ stato un bel giorno per sognare…Chapeau.

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